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Mi hai ridestato tra le ombre di una foresta antica,
cadeva un raggio di luce fra danze di pulviscoli,
puntando diritto verso i tuoi occhi di corteccia.
Eri lo sciamano dei ricordi,
seduto sul muschio verde delle mie iridi.
Non uscì suono da bocche insonorizzate,
ma affreschi di sorrisi e pennellate d’inquietudini.
A riempire lo spazio tra i miei passi e i tuoi,
solo fiordalisi tra di noi, incantesimi d’azzurro
cardiotonici, a normalizzare battiti sospesi
tra l’innocenza, il candore e il monito.
Un cantico risuona fra gli alberi,
è voce di venti arditi che tenera bisbiglia:
“Palpiti di bosco e frecce d’arciere,
di cura e protezione il giuramento,
corteccia e muschio, felce e ciclamino,
binomi molecolari per ricomporre
un incantevole cuor di bambino”
Mentre ti cerco al tramonto
s’acutizza l’assenza, nella luce amaranto.
Ho essenza di fiordaliso tra le dita,
talismano chiuso in uno scrigno
di carne vestito, di spirito avvinto.
Restano come ponte che fonde
quei fiordalisi tra di noi,
tu, mio sciamano di ricordi,
io, tua custode di legami.